Un Registro degli Stati Vegetativi per il diritto alla vita Il rilevante tema dei DAT è affrontato impropriamente e soprattutto in modo equivoco. Come la stessa Rete Laica puntualizza, il Registro dei DAT non ha comunque valore vincolante ma eventualmente avrà un mero valore probatorio, ed anche a questo riguardo molto deve essere chiarito. In questa discussione stiamo sprecando tempo e denaro pubblico e comunque il registro anche se istituito sarà carta straccia una volta approvata la legge nazionale in materia. Ma il vero tema etico è che nella discussione sul fine vita c’è il dannoso rischio di mettere in contrasto il diritto di scelta della persona, sacrosanto, certo, a quello di cura e di responsabile alleanza terapeutica fra medico e paziente. Il dibattito in corso quindi nella migliore delle ipotesi è strumentale, se non addirittura un episodio di cattiva politica. La buona politica, invece, imporrebbe alle istituzioni di occuparsi dei soggetti deboli, di chi, in condizioni di coma o di stato vegetativo ha bisogno delle strutture sanitarie e del supporto dei servizi sociali. Un esempio per tutti è quello di Cristina Magrini, aiutata da un padre che eroicamente assiste una figlia completamente abbandonata dalle Istituzioni. Quindi più che impegnarsi a promuovere un teorico diritto a morire, impegnamoci a garantire il diritto alla vita. Fulvio De Nigris ce lo ha chiesto proponendo l’istituzione di un registro degli stati vegetativi e noi non dobbiamo dimenticarcene. Ovviamente non si tratta di una mera annotazione contabile ma della presa in carico di quelle persone costrette in un letto e delle loro famiglie per garantire loro una vita dignitosa inserendoli in una rete di servizi sociali e sanitari capace di accompagnare le loro sofferenze ed accudire i loro bisogni. Non possiamo e non dobbiamo dimenticarci di questa istanza che occorre raccogliere. Il Gruppo “Giorgio Guazzaloca per Bologna” proporrà l'istituzione del "Registro degli Stati vegetativi" affinché alla società del reddito, del profitto e della produttività si affianchi quella della solidarietà e della dignità umana. E’ quanto dichiara Maria Cristina Marri