Maria Cristina Marri interviene in Consiglio Comunale sulla privatizzazione dei servizi idrici.

Posted by redazione on January 27th, 2010

Grazie Presidente.
Del resto dirò poche parole che serviranno un po’ anche da dichiarazione di voto in riferimento all’ordine del giorno che ci apprestiamo a votare. Io credo che la domanda che è alla base del ragionamento che stiamo facendo è se l’acqua debba essere o no un bene a rilevanza economica.
Io credo di no e credo che anche il Parlamento fosse convinto di questo, perché l’articolo 15 del Decreto legge 135, decreto da cui è scaturito l’ordine del giorno che è stato presentato dai colleghi, è un articolo che non ha un rilevanza economica. La rilevanza economica faceva riferimento invece ad un altro decreto dell’anno precedente, legato alla finanziaria e che poi era stato convertito in legge che, però, per talune forniture aveva una normativa di settore che, quindi, non rendeva applicabile quel decreto.
Ecco perché la modifica di quell’articolo 23 di quella legge che evidenziava i beni che avevano rilevanza economica è, quindi, una forzatura nell’ambito di un discorso più generale di riforma dei servizi pubblici. Ora la legge Galli aveva affidato alle Regioni compiti delicati, compiti delicati che hanno riguardato non solo la definizione degli ATO, questi ambiti territoriali ottimali che sono richiamati nell’ultimo comma del dispositivo dell’ordine del giorno che siamo chiamati a approvare e che dovevano individuare i confini, dovevano individuare le modalità istitutive, dovevano individuare o meglio formulare le convenzioni per poter regolare i rapporti con i gestori, ma anche la definizione di forme istituzionali di cooperazione fra Enti locali che ricadevano, appunto, nello stesso ambito, nello stesso ATO, questo fantomatico ambito territoriale ottimale.
Ottimale per cosa non mi è ancora dato di capire, Presidente. Devo dire che per parte mia sono sempre stata contraria alle modalità, diciamo, alla legge che è scaturita per l’individuazione degli ATO, perché li trovo complessivamente lesivi dell’autonomia dei Comuni. Tant’è vero che i Sindaci che avevano osato ribellarsi, perché… ricordo ai colleghi Consiglieri che quei Sindaci che non avessero inteso aderire all’ATO, venivano, di fatto, commissariati dalla Regione. 
Questo stesso atto è il segno di un atteggiamento di carattere impositivo che non mi piace. Così come non mi piace il fatto che credo sia noto a tutti che questi ATO, di fatto, sono lesivi dell’autonomia dei piccoli Comuni, perché essendo composti, cioè avendo potere decisionale in rapporto ai cittadini rappresentati, è ovvio che il Comune di Bologna di per se stesso, da solo ha potere decisionale, rispetto a tutti gli altri Comuni che fanno parte dell’ATO 5 che è quello che ci riguarda. 
Io credo che questo provvedimento governativo sia assolutamente negativo, perché non è sufficiente, e ricordo che a tal proposito era stato accolto dal Governo un emendamento dell’opposizione, teso a sottolineare che l’acqua resta un bene pubblico, ma dicevo che non è sufficiente questo per darci tranquillità sul futuro.
Basti pensare che non è previsto chi regolarizzerà il settore. È vero, siamo in attesa dei regolamenti attuativi, però, quando si vota, si vota a carta bianca senza sapere cosa ci sarà o cosa non ci sarà. Infatti, non è previsto chi regolarizzerà il settore a partire dal tema delicatissimo delle tariffe e basti pensare che permane il regime di monopolio, perché con il Decreto Ronchi i monopoli restano e al tempo stesso non ritengo si migliorino i servizi.
Non si migliorano, perché non si affronta il problema della modalità di gestione. Si passa, in altre parole, da un monopolio pubblico di gestione che non va bene a un monopolio privato che ritengo che sia doppiamente negativo. Per spiegarmi bene. Adesso Hera opera in regime di monopolio fino al 2011 e credo che forse la cosa si ripeterà anche successivamente ed è a maggioranza pubblica e non mi piace.
A maggior ragione mi piacerà meno che ci sia Hera che operi in regime di monopolio, essendo al 70% in mano privata e solo con il 30% in mano pubblica. Il problema vero è che occorrerebbe separatezza tra la gestione e una forma di controllo serio e vero da parte del pubblico. Perché non sono d’accordo, non posso essere d’accordo con il mio collega Sconociaforni?
Perché nella sua mentalità e nella sua impostazione di tipo politico basta dire pubblico e tutto va bene madama la marchesa. È così. Non è nella mia impostazione, perché io credo che tutto questo sia estraneo a un sistema pubblico che liberalizza. Cosa vuol dire? Che assegna tramite gara una gestione, e senza monopoli precostituiti, cosa che avviene, invece, con il Decreto che ha votato un governo. Una gestione a privati che è basata su regole chiare, su meccanismi di controlli certi, a seguito dei quali sia possibile la revoca della concessione, cercare di cambiare le regole, se non vanno bene. 
Non penalizzare… se non vogliamo penalizzare i cittadini serve un presupposto che non c’è, non c’è e che, quindi invece, dovrebbe essere consentito, cioè riuscire a garantire quella competizione che è, invece, fondata esattamente sulla concorrenza. Io sono favorevole alle liberalizzazioni per superare i regimi di monopolio, ma tutto questo non si raggiunge, se l’affidamento della gestione non avviene tramite gara a evidenza pubblica e non basta la separazione delle reti di gestione e l’affidamento delle gestioni a società miste, perché questo non genera concorrenza e non garantisce, quindi, servizi migliori a minor costo.
Credo che per ottenere concorrenza occorrerebbero vere liberalizzazioni e non finte privatizzazioni, oppure autentiche privatizzazioni che hanno, però, solo un ritorno in termini di mercato, di positività del mercato, cioè di incasso di utili da parte degli azionisti.
È questo che vediamo sul nostro territorio, per cui magari gli azionisti di Hera vanno bene, però, i fruitori dei servizi di Hera vanno meno bene, perché vedono aumentare le tariffe nelle loro bollette e non c’è possibilità di aggiustamento o di controllo, le forme di controllo, perché il meccanismo che si è messo in evidenza è un meccanismo, in cui attraverso questi mostri sacri, perché io gli ATO li considero veri e propri mostri, si è consentito questo regime di monopolio a Hera che in parte è stata privatizzata, ma che, di fatto, opera indisturbata, sottolineo indisturbata, in regime di monopolio.
Per queste ragioni, pur condividendo molte delle parti dell’ordine del giorno che è stato presentato, soprattutto le parti discorsive e anche stigmatizzando e essendo fermamente contraria alle motivazioni che sono state usate, adottate dal Governo in riferimento alle questioni di urgenza che, condivido, sono pretestuose, ma non solo perché sono indirizzate all’estromissione delle Regioni da materie che competono la Regione, ma anche perché, come ho detto in apertura di intervento, di fatto le considero un escamotage che ha consentito con quest’articolo 15 del Decreto 135 di rendere possibile la modifica dell’art. 23 dedicato alla rilevanza economica nell’ambito della legge 133 del 2008. Come ho già detto, l’esistenza di normative di settore non rendevano applicabile la rilevanza economica a materie come l’acqua o come la luce e tutti ne comprendiamo le motivazioni.  Non voterò come gruppo quest’ordine del giorno, perché al di là dell’invito a sollecitare il Governo, affinché si renda disponibile a riaprire la discussione che non è solo auspicabile, ma necessaria,  credo che debba esserci l’impegno di tutte le Amministrazioni in questa direzione, non condividiamo quello che viene ribadito nell’ultimo comma che va ad avvalorare quell’autonomia di scelta dei modelli di affidamento da parte degli ATO e degli Enti Locali che invece, come ho avuto modo di sottolineare,  non sono da me condivisi per le ragioni enunciate.

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