Maria Cristina Marri interviene in Comune in merito all’istituzione di un registro comunale delle dichiarazioni anticipate di trattamento.
Posted by redazione on November 30th, 2009Argomento:
O.D.G. N. 220: ORDINE DEL GIORNO PER ISTITUIRE UN REGISTRO COMUNALE DELLE
DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO E PER IMPEGNARE LA GIUNTA AD ADOTTARE
I PROVVEDIMENTI ATTUATIVI NECESSARI - PRESENTATO DAL CONSIGLIERE SERGIO
LO GIUDICE IN DATA 16.10.09 - PG.N. 259399/2009 (EMENDATO DAL PROPONENTE)
Consigliera MARRI GIORGIO GUAZZALOCA PER BOLOGNA
Grazie Presidente. Parecchie ore di discussione, due giornate di udienze conoscitive, e forse rimane ancora senza risposta la domanda: ma cosa è il registro di fine vita di cui stiamo parlando? O meglio cosa potrà essere, cosa non potrà essere. Su questo credo che tutti i colleghi dovrebbero riflettere seriamente.
Per parte mia ravviso una strumentalizzazione, o se volete una banalizzazione, che credo che affondi le radici su di un’angoscia e una preoccupazione che sono comprensibili, e che andrebbero rispettate ed eventualmente educate, ma mai, dico mai cavalcate a fini ideologici. Questo è grave, soprattutto quando si parla di temi etici, relativi quindi alla vita e alla morte.
Stiamo attenti – colleghi – a non blandire, a non illudere gettando le basi per proposte, che all’insegna del bizantinismo sono destinate a non contare nulla, o solo ad elevare il tasso di litigiosità nei Tribunali italiani. Si dice che Bologna è favorevole all’istituzione del Registro di fine vita, io sinceramente sono convinta che non sia così, forse lo sarà questo Consiglio Comunale a maggioranza, ma non penso che lo siano i bolognesi.
Penso che ci sia una grande maggioranza silenziosa che magari si interroga, che vorrebbe vedere se finalmente il Parlamento riesce a riempire un vuoto legislativo. C’è una maggioranza responsabile che non ha le certezze che tanti – invece – paiono avere, e c’è invece una minoranza, una minoranza più rumorosa, per niente rispettosa, penso ai banchetti di Rete Laica che ha raccolto le firme per la delibera di iniziativa popolare, per niente rispettosi del comune sentire.
Mi riferisco al fatto che ad esempio, nel raccogliere le firme, hanno avuto la cura di promuovere accuratamente anche le modalità per arrivare allo sbattezzo e per niente rispettosi nemmeno delle regole dello Stato, visto che hanno disatteso le stesse disposizioni che la Prefettura ha dato alla città. Questo non mi piace, così come non mi piace che il Comune possa svolgere il ruolo di arbitro di partite di natura etica.
Penso anche che pur essendo rilevantissimo il tema, pur essendo rilevantissima la sua significatività, stiamo sprecando tempo e anche in parte, anche se non sarà tanto ma credo che non sarà nemmeno tanto poco, anche denaro in finalità quanto mai vacue, solo per alzare un vessillo di avanguardia, che io invece personalmente considero improvvida fuga in avanti. Mentre i nostri cittadini vivono quotidianamente problemi gravi, anche relativi alla loro qualità della vita e alla loro salute, nel disinteresse della pubblica amministrazione, con una macchina sociale che è ferma, ferma in modo preoccupante.
In ogni caso credo – colleghi – che sia evidente la controversa natura giuridica di simili dichiarazioni, in assenza una Legge nazionale in materia. Ciò che mi pare si finga di non comprendere, è che la proposta di istituzione di un Registro di Dichiarazioni Anticipate del Trattamento, tenda ad equiparare semplicisticamente il Registro al Testamento Biologico. Mentre temi così delicati, possono precostituire, non dobbiamo dimenticarlo, scorciatoie non rispettose della vita.
Non a caso ha fatto bene a ricordarlo il collega Bonetti, che in Parlamento si sta cercando di arrivare ad una proposta che sia condivisa, e che soppesi tutti, tutti gli aspetti. Invece qui il rischio è di precostituire scorciatoie, per forme estranee, alla volontà della persona. Io credo che sarebbe il caso, scusi Presidente però se chiacchierate voi dalla Presidenza, comprendo come non si possa poi richiamare anche i colleghi che abbiamo attorno.
Dicevo che in tutte le materie è sempre presente quello che viene chiamato il principio di precauzione, ed è per questo che il Parlamento secondo me, responsabilmente, sta ragionando, cercando di valutare tutti gli aspetti, visto che sono temi rilevantissimi. Un principio di precauzione che si usa per le più svariate situazioni, tranne – come avviene in questo caso – su temi in cui un approccio responsabilmente cauto, sarebbe necessario.
Alcuni colleghi, mi riferisco al collega Rizzo Nervo, ma anche ad altri colleghi che hanno fatto uscire la loro opinione chiara, anche su un quotidiano della nostra città, hanno evidenziato che il registro non inciderebbe sulla validità giuridica delle DAT, che rappresenterebbe non un obbligo, non un abuso, ma che servirebbe una Legge nazionale, che normi la questione alla luce della costituzione e dei progressi medici. Questo – colleghi – avete scritto, ma amici i progressi medici vanno avanti, ed è per questo che c’è un problema che anche oggi ho sentito ignorato in quest’Aula, che c’è un problema grande, grandissimo, che è quello della contemporaneità tra diagnosi, prognosi, e sistemi di cura che sono in essere in quel momento.
Grazie al cielo, nonostante non si investa tanto nel nostro Paese, la ricerca scientifica va avanti, e non si può precostituire a distanza, da qui a quello che accadrà tra dieci – quindici anni. A parte ciò, quello che mi sembra rilevantissimo, che è stato evidenziato da questi amici, è che loro stesso ammettono che questa dichiarazione anticipata di volontà, varrà assai poco.
Anzi secondo il Dottor Saladini, che abbiamo sentito in udienza conoscitiva, niente, per usare proprio le sue testuali parole, sapendo di deludere molti presenti, che nel merito invece, ne conoscono la condivisione piena in riferimento al fine vita. Quindi io credo che stiamo sprecando del tempo colleghi, per una battaglia che non so come definire, forse se non è ideologica, per arrivare primi rispetto ad un provvedimento di natura popolare. So soltanto che la Legge in discussione al Parlamento, e non entrerò in merito di quella Legge, perché non è questa la sede, credo che ci dimostri che è importante da parte di tutti un invito alla prudenza.
Un invito che ci è venuto da tutti nelle udienze conoscitive, è venuto dall’Ordine dei Medici, perché ci ha richiamati a fare attenzione, abbiamo visto documenti sottoscritti da più colleghi ed Ordine dei Medici, che dicono fate attenzione, perché è molto facile involontariamente o volontariamente che sia, far passare per accanimento terapeutico, che è vietato fra l’altro nel nostro Paese, il nutrimento artificiale. Allora io chiedo rispetto alla delibera di oggi, ma a cosa servono le dichiarazioni delle Nazioni Unite, il Codice di Norimberga, la Dichiarazione di Oviedo, se non li consideriamo? Inoltre non sfugge ad un lettore attento un’evidente ambiguità; anche il richiamo che c’è nell’Ordine del giorno, all’Articolo 32 della Costituzione lo trovo ambiguo, perché il consenso informato è tale se è fondato sul presupposto della contestualità, quindi estraneo all’oggetto che noi stiamo discutendo. Io non voglio – colleghi – trasferire su questi banchi il dibattito che deve correttamente essere svolto in sede legislativa, però non posso concordare sull’istituzione di un Registro, che rischia su una materia così delicata, di promuovere conflitti interistituzionali.
Ho una grande, grandissima preoccupazione, e cioè che le dichiarazioni raccolte ordinatamente in questi registri comunali, i dettagli li vedremo nel momento in cui vedremo la delibera, perché oggi discutiamo solo l’Ordine del giorno; che queste dichiarazioni raccolte nei Registri comunali, portino anche inconsapevolmente, ad un’assuefazione estranea a quella responsabile alleanza terapeutica, per cui il medico deve tenere conto della volontà del paziente, ma potrebbe anche non farlo sulla base dei progressi scientifici, sulla base delle Leggi in vigore in quel momento, tenendo conto che più l’espressione della volontà è lontana al buon senso, più sarà motivato l’accettarla con riserva.
Poi c’è il tema della privacy, un tema che impone grande cautela nel trattamento dei dati sensibili. Tanto è vero – collega Lo Giudice – che anche il Professor Balestra, che è l’esperto che lei ha portato in audizione, ce lo ha ricordato, e lo ha anche scritto. Ha scritto, ha messo nero su bianco, che se il Comune istituisse un registro dei testamenti biologici, verrebbe inevitabilmente in possesso di un determinato fascio di informazioni riguardanti il cittadino.
Sia nel caso di deposito delle volontà dal notaio, sia nell’ipotesi di trasmissione in busta chiusa all’Ufficio Comunale, il dato oggettivo, sarebbe che il Comune viene in possesso di dati attinenti alla privacy. Ha ricordato che quindi occorrerebbe rivedere ed adeguare il regolamento della privacy, che è in vigore nel Comune. Ricordo che testualmente ha detto: basterebbe aggiungere un’altra scheda.
Allora colleghi, io non so chi di voi ha partecipato alla stesura del Regolamento sulla privacy nell’altro mandato, ma per una parola, non per una scheda, è stato molto difficile trovare l’accordo, su alcuni temi è stato molto difficile trovare l’accordo. Quindi sappiate che questa strada è tanto impervia quanto inutile.
Mi dispiace, e concludo veramente, che scelte personalissime vengano utilizzate a fini così strumentali, diciamo concorrenziali, e che ci si dimentichi invece, mi pare che lo abbia ricordato solo il collega Foschini, che ci si dimentichi del prezioso lavoro di persone, che Fulvio De Nigris ha definite “persone armate di coraggio, che portano i segni della loro esperienza”. Sono famiglie, sono operatori, sono volontari che vivono, spesso in solitudine, esperienze di vita e di amore, talvolta anche con risultati, talvolta forse solo con speranze sempre accese, che trovano valga la pena di impegnarsi per viverle.
Queste persone vorrebbero vedere – credo colleghi – la mano tesa delle Istituzioni, quelle Istituzioni che invece come oggi, scelgono ignorando questa realtà che dovrebbe essere invece portata alla luce, tanto è vero che De Nigris diceva, ma perché non fate un registro delle situazioni, in cui effettivamente sarebbe necessario avere una rete di supporto, rispetto ad un impegno così prezioso e gravoso. Invece queste Istituzioni decidono di intraprendere percorsi impervi, che non – mi sembra – rispondano al soddisfacimento di un bisogno di interesse generale qual si voglia, che è quello di cui si deve fare carico l’Ente locale. Che non ha il compito – collega Rizzo Nervo – di fare pressione politica, non ha il compito di fare pressione politica nei confronti del Parlamento, ha il dovere di rendere la vita dei suoi cittadini nella migliore qualità possibile.
Molto si potrebbe fare ma non si fa, per persone che necessitano di assistenza, ma questo conta poco, conta non farsi scippare da una delibera di iniziativa popolare, un imprimatur che invece di riempire un vuoto legislativo il più possibile condiviso, promuoverà nel nostro Comune, un inutile caos e della inutile divisione.