Maria Cristina Marri interviene in Comune su Gender Bender.
Posted by redazione on November 20th, 2009
INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA: GENDER
Grazie Presidente. Si è chiuso da pochi giorni il sipario sul Festival Gender Band, che in modo reiterato anno dopo anno vede purtroppo finanziati dalle istituzioni, partendo dalla Regione per finire al Comune, spettacoli camuffati di arte, che altro non sono, non dico un oltraggio alla fede, ma anche oltraggio alla ragione e alla autentica laicità.
Altro che censura dell’arte, ma denaro pubblico a dir poco malamente indirizzato.
Quest’anno ha fatto parlare e io non sono intervenuta prima a proposito e dirò perché, ha fatto parlare il provocatorio titolo “Corpus Domina”, ma dopo le solite rituali levate di scudi, passata la festa gabbato lo santo, mentre io penso che assolutamente noi non possiamo tollerare più questo e che davanti allo sfacelo educativo, davanti al malessere sempre più diffuso, davanti alla fragilità dei giovani, che non sanno più accettare quel sacrosanto principio di autorità, senza il quale non può esservi azione educativa, davanti a gesti inconsulti, conseguenti alla paura di rimproveri, davanti a necessarie, ma quanto assurdi avvisi di garanzia per chi ha la sola responsabilità di essere buona comunità educante, davanti all’abuso di alcool, davanti alle droghe, davanti alla pornografia, noi che cosa facciamo, attendiamo il prossimo anno?
Noi dobbiamo reagire con fermezza Assessore Lembi, lo dico perché non ho condiviso alcune parole dette da lei e dall’Assessore Mantovani, in occasione della presentazione di questa iniziativa, perché, invece, credo che noi dobbiamo reagire con fermezza, smascherando le false finalità positive, che sono, invece, alla base di sbagliate ed inaccettabili messaggi culturali.
I promotori di Corpus Domina avevano rivendicato con orgoglio un obiettivo giusto, che è la necessità di non assecondare la mercificazione del corpo femminile, ma se questo obiettivo è giusto, se è giusto contrastare la sempre più diffusa mercificazione, purtroppo anche in campo politico, se questo è giusto, non è giusto in alcun modo e non accettabile che si offenda il comune sentire, oltre che il sentimento religioso.
Questa offesa, credo sia per se stessa condizione di svuotamento di qualsiasi buon obiettivo, ma anche una vera mistificazione di legittime rivendicazioni della dignità del corpo femminile.
Le veline, Assessore, che pur non mi piacciono, sono sicuramente molto, molto più innocue di quello che le direttrici artistiche di quello spettacolo hanno definito “Un urlo potente e gioioso eroticamente significativo contro la deriva della cultura italiana”.
Io in quella deriva, se mi consente, ci metto anche manifestazione di questo tipo, ci metto le trasgressioni ai valori, ci metto le provocazioni, ci metto l’esibizione della sessualità, ci metto il suo consumismo irresponsabile, ci metto la promozione della falsa libertà, che non forma persone, ma alimenta moderne schiavitù all’insegna di una autodeterminazione, che talvolta finisce per sacrificarne la vita e la sua dignità.
Talvolta, lo dicevo anche in altre occasioni, quando ci fu un’altra manifestazione di questo tipo, che poi portò ad una sorta di marcia indietro sul titolo, ma talvolta anche dietro a titoli innocui, passa un messaggio culturale assolutamente antieducativo, per non dire parole più forti, ma non le voglio dire in questa aula.
Forse Nicoletta Mantovani non ha sufficientemente riflettuto quando ha dichiarato che non ci dovrebbero essere problemi e polemiche quando c’è di mezzo l’arte e quando non si offende nessuno, perché in questo caso non è vera né l’una e né l’altra cosa.
Non si tratta, quindi, solo di offendere, ma si tratta di abdicare al proprio ruolo istituzionale, in cui non si può assolutamente tollerare che dietro il politicamente corretto, si possano utilizzare risorse pubbliche a pseudo iniziate spacciate per culturali.
Anche l’Assessore Regionale - e concludo Presidente - afferma che i soldi sono spesi bene. Arrivo quindi ad una proposta che sarà vagliata dall’intero nostro gruppo e cioè che dietro questo c’è una soggettività che deve indurci ad andare a mettere il naso nella questione dei bandi. Non da oggi denuncio che dietro una trasparenza formale, può esservi tanto collateralismo ed uso non a caso una parola blanda.
I bandi pubblici devono diventare oggetto di valutazione anche nell’individuazione dei criteri, senza trincerarsi dietro vaghe linee di indirizzo votate dal Consiglio e per questo che troverò il modo, valuteremo come gruppo per capire come fare, per verificare l’aderenza della individuazione dei criteri per i punteggi a linee di indirizzo molto spesso blande.
Non ho più tempo, comunque credo che su questo punto ragioneremo in sede di Commissione in particolare sui criteri immessi nei bandi e sulla oggettività o soggettività della scelta compiuta.
BENDER
Non a caso Assessore, Presidente, sono rimasti fuori dalla graduatoria progetti interessanti di associazioni quali “AIAS” e “Gli amici di Luca”.
9 NOVEMBRE 2009