Maia Cristina Marri interviene in Comune sull’ora di religione.
Posted by redazione on November 20th, 2009ASSIEME AL SINDACATO AUTONOMO DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE CONTRO SENTENZA DEL
TAR LAZIO CHE RISCHIA DI INDEBOLIRE LA DIGNITÀ GIURIDICA ALL’INTERNO DELLA
SCUOLA STATALE E DI DETERMINARE UN INGIUSTO DANNO NEI CONFRONTI DI CHI SCEGLIE
LIBERAMENTE DI SEGUIRE IL CORSO DI RELIGIONE CATTOLICA, PRESENTATO DALLA
CONSIGLIERA MARRI ED ALTRI IN DATA 28 AGOSTO 2009 – PG.N. 215355/2009 (EMENDATO DALLA CONS. MARRI
ARGOMENTAZIONI ESPRESSE DAL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE NEL RICORSO IN APPELLOASSIEME AL SINDACATO AUTONOMO DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE CONTRO SENTENZA DEL
TAR LAZIO CHE RISCHIA DI INDEBOLIRE LA DIGNITÀ GIURIDICA ALL’INTERNO DELLA
SCUOLA STATALE E DI DETERMINARE UN INGIUSTO DANNO NEI CONFRONTI DI CHI SCEGLIE
LIBERAMENTE DI SEGUIRE IL CORSO DI RELIGIONE CATTOLICA, PRESENTATO DALLA
CONSIGLIERA MARRI ED ALTRI IN DATA 28 AGOSTO 2009 – PG.N. 215355/2009 (EMENDATO DALLA CONS. MARRI
Grazie Presidente. Quest’ordine del giorno risale alla fine dello scorso mese di agosto, quando c’è stato il pronunciamento dal TAR del Lazio, motivo per cui lo attualizzerò presentando un emendamento che illustrerò brevemente nel corso di questo intervento.
Ma è dal pronunciamento del TAR del Lazio che intendo cominciare, anche se ritengo che si tratti di un pronunciamento non significativo, perché oltre che a contraddire se stesso, ha trascurato ben tre pronunciamenti dalla Corte Costituzionale e quattro ordinanze che si sono succedete nell’arco degli ultimi dieci anni da vari Ministri all’Istruzione. Ciò che purtroppo è significativo, e lo rilevo in modo preoccupante, è il riproporsi periodicamente di levate di scudi dei soliti noti, fortunatamente, per tanti altri registro una, spero, sincera riconversione culturale, perché con il passare degli anni si sta metabolizzando la validità di alcuni principi che a me e a noi sono cari. Dicevo, invece, iniziative dei soliti noti, partono dei ricorsi che sono finalizzati ad affossare l’insegnamento della religione cattolica, analogamente potrei dire che viene riproposto il tema in riferimento alla significativa e grande questione del riconoscimento del ruolo pubblico svolto dalle scuole paritarie.
Abbiamo avuto la giornata denominata “materna day”, una esperienza significativa e credo che già in quella occasione abbiamo, o almeno speriamo, potuto verificare che effettivamente un ripensamento culturale c’è.
Io ho visto per tanti anni banalizzare questi argomenti così rilevanti con motivazioni assolutamente assurde, viene detto che si tolgono i soldi al pubblico, che si attenta alla laicità dello Stato, ma sappiamo tutti, chiunque ha un po’ di buon senso e onestà intellettuale, sa che sono bugie.
Noi non possiamo accettare che si perpetui e che si pronunci, che si causi una ferita, una vera e propria ferita, una ennesima ferita alla nostra cultura e alle nostre radici cristiane.
Io credo che chi ha onestà intellettuale sa che è sbagliato pensare che l’insegnamento della religione cattolica sia una scelta esclusivamente a carattere religioso e quindi che abbia conseguenti ricadute sulla laicità dello Stato come dicevo poc’anzi.
È in malafede chi pensa ad un insegnamento catechistico che è finalizzato a sostenere un percorso di fede, in realtà si tratta ed è questo che prevede il concordato, anche quando lo ha reso facoltativo, si tratta di insegnamento culturale di ciò che è oggettivamente il cristianesimo e dei suoi valori e dei valori di cui è portatore, che servono oggi più che mai alla nostra società e che sono valori cardine della nostra cultura.
L’altro giorno studiavo con un mio nipotino che è alle scuole elementari, la densità demografica dei popoli e le differenti culture che esistono nel mondo e già i bambini di prima elementare imparano che gli elementi fondamentali di una cultura sono: la lingua e la religione e noi non possiamo assolutamente transigere sul fatto che quelle radici diventino tessuto importante per tutti.
I principi più cristiani, infatti, fanno parte del patrimonio culturale del nostro popolo e noi abbiamo il dovere di conservarli, pena il decadimento della nostra cultura.
Io vorrei dire ai colleghi, che è evidentissimo che si tenta di indebolire l’insegnamento della religione cattolica, è una cosa, come dicevo all’inizio, che si propone in modo recidivante e sono profondamente convinta, che si ha come conseguenza sia l’indebolimento delle nostre radici sia l’indebolimento della dignità giuridica che deve esserci all’interno della scuola statale e dico statale, perché sapete che per me scuola pubblica è anche scuola paritaria in quanto riconosciuta e in quanto svolge un servizio pubblico.
Il concordato Stato e Chiesa che ha stabilito che l’ora di religione sia fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica, sappiamo tutti che è stato rivisto con l’introduzione della facoltatività e a distanza di 25 anni c’è un tasso percentuale elevato, nonostante la facoltatività, che porta a livello nazionale circa il 95%, purtroppo nella nostra città, credo che questo indice percentuale, soprattutto in determinate realtà, cali significativamente e questo per me è un vero e proprio campanello di allarme.
Insomma, credo che a monte di questa libera scelta, ci debba stare una grande attenzione, perché venga garantito non solo il rispetto del concordato, ma anche un’attenzione a quella che è sotto gli occhi di tutti, che io considero una vera e propria emergenza educativa.
I nostri ragazzi sono sempre più esasperatamente informati, ma credo molto poco formati e quindi credo che non debba fare paura un’ora di riflessione in cui si possa fare formazione, rispetto a valori che sono sì cristiani, ma che sono comuni e di interesse di tutta la popolazione, di interesse per tutti.
Ora, in questi giorni, in questo mese ho visto e me ne dispiaccio, che le fondate preoccupazioni di molti tra cui Don Raffaele Buono, su discriminazioni ventilate in riferimento a chi opta l’ora di religione, siano ed è quindi un aspetto ulteriore che si aggiunge a quello inaccettabile della sentenza del TAR del Lazio, abbiano provocato polemiche pretestuose ribaltando la frittata e portando a dire: ma se mancano i professori, chi è veramente discriminato sono le ore alternative alla religione ma noi sappiamo che quello è l’effetto conseguente ad avere portato tutti le cattedre a diciotto ore di insegnamento, e quindi questo che può avere effetti negativi, che riconosco possa avere effetti negativi, tanto è vero che non abbiamo esitato in altri momenti a denunciare come in un settore così importante come quello dell’educazione non ci piacciono, i tagli lineari del Ministro Tremonti. Ma allora se è vero che questo non consente di dare la risposta che deve avere invece tutta quella popolazione scolastica, che chiede attività extrascolastiche non optando per l’insegnamento della religione cattolica, tutto questo però non ci azzecca proprio niente con la pretestuosa conflittualità che tende ad introdurre evidenti discriminazioni per chi invece intende avvalersi, a norma di concordato e di intesa di questo insegnamento.
Ora, io credo che tutti sappiamo di episodi assolutamente inaccettabili che sono avvenuti in alcune scuole della nostra città, tutti sappiamo che ci sono realtà in cui il rilegare alla prima o all’ultima ora questo insegnamento corrisponde ad un vero e proprio meccanismo di dissuasione, e allora credo che su questo noi dobbiamo essere fermi e non consentire né abusi, né marginalità, perché tutti sappiamo che la collocazione alla prima e ultima ora è un veicolo disincentivante per qualcosa che credo, invece, tutti, anche coloro che sono cattolici, non possono disconoscere in riferimento alla nostra cultura, una cultura che dobbiamo promuovere, che tutti dovrebbero essere sentiti, motivati invece a promuovere, a promuovere per le positiva finalità formative e valoriali.
Non sono invenzioni paranoiche quelle di chi stigmatizza e denuncia comportamenti non perfettamente in linea con il concordato, per non parlare di veri e propri gravi fenomeni di dissuasione nei confronti delle famiglie o dei loro alunni.
Forse in ossequio, ma mi dispiacerebbe molto che fosse così, di un egualitarismo, per cui se non ci sono risorse per le attività alternative tutti a casa, anche gli altri che effettuano una opzione diversa e buona notte madama la marchesa, quasi che l’opzione per l’insegnamento della religione cattolica non fosse, e lo ripeto, perché credo ci sia bisogno di ripeterlo, un tassello importante per quell’emergenza educativa che è sotto gli occhi di tutti.
Concludo, dicendo che emenderò questo ordine del giorno, anche perché le norme che sono state bocciate dal TAR del Lazio devono essere conservate, ma credo che si debba andare oltre, tanto è vero che nel dispositivo di questo ordine del giorno facevo riferimento al sistema tedesco, che è un sistema serio, in cui c’è una scelta che è seria, la materia curriculare come nel nostro paese, può essere l’insegnamento della religione cattolica, può essere il protestantesimo, oppure attività alternative che vengono portate avanti con serietà, perché non si può fare finta che esista un impegno, esista una esigenza che ha motivazioni forti di natura culturale e poi cercare di annacquarle in tutti i modi possibili.
Quindi, credo che sia importante la valorizzazione e la trasmissione alle nuove generazioni e alle nuove culture che ospitiamo del nostro patrimonio storico e culturale che non può prescindere dal Cristianesimo e non mi piace che molto spesso all’insegna del politicamente corretto si cerchi di disconoscere una positiva promozione culturale per un patrimonio valoriale che ha effetti positivi per tutti.
Per queste ragioni presenterò un emendamento, che aggiunge nella parte del dispositivo l’impegno a far sì che le autorità competenti vigilino affinché non si ponga l’ora di insegnamento nelle ore estremali della giornata.
Concludo veramente dicendo che, nel dibattito di questi tempi, dove si vede da parte di alcuni un aprirsi di spiragli, io voglio sperare effettivamente che sia veramente così, ci sarà senz’altro da parte, spero di questi banchi, ma anche da quelli della maggioranza, la ricerca di un punto di lavoro comune.
So che era stata proposta l’istituzione di una Commissione sull’onda dell’esperienza dell’intergruppo sulla sussidiarietà che c’è in Parlamento, io non l’ho inserita nel dispositivo, perché non credo che vi siano le condizioni e, quindi, andremo inutilmente ad un braccio di ferro e la contrapposizione su temi come questi non giova.
Per cui non ho inserito questo, però credo che debba esserci un impegno di chi almeno a parole apre degli spiragli calandosi su elementi concreti.
Per parte mia, quindi e spero di tanti altri, ci sarà un impegno incessante a cercare da trasversalità su questi temi, lo faremo nel momento in cui andremo alla riproposizione delle convenzioni, anche cercando di sentire esperti che su questi temi ci possano far capire quanto importante e preziosa sia una realtà che dà risposta a tante famiglie che per molti è sconosciuta.
In conclusione voglio fare un richiamo, utilizzando proprio le parole che il nostro Cardinale Caffarra ha usato nella giornata del bellissimo convegno a cui ha partecipato anche il Sindaco Delbono in Sala Farnese sul materna day.
Il Cardinale Caffarra ha detto che bisogna stare attenti a non ricadere nell’universalismo astratto, per cui nella ricerca di un minimo comune denominatore ognuno si tiene le proprie diversificazioni, per cui alla fine si trova un punto di incontro che per perché sia comune porta ad accordarsi sul niente e si arriva, quindi, a una genericità che non può essere oggetto di proposta educativa.
Quindi, ci sono alcuni presupposti che per noi ineludibili e su quei presupposti ci confronteremo costantemente come abbiamo fatto in tanti anni, nella speranza che quegli spiragli che qualcuno vede diventino effettivi e che la porta si socchiuda.
Ringrazio i colleghi che sono intervenuti, anche se credo che sia stata trascurata quella che era la mia volontà, il mio intendimento. Ho fatto presente che l’ordine del giorno è stato presentato nel mese di agosto ed era chiaro che nei fatti era superato, tanto è vero che sia nell’illustrazione che nell’emendamento al dispositivo ho cercato di affrontare il tema, tenendo conto del dibattito sviluppatosi in questi mesi, e cioè un dibattito con la denuncia da parte dell’ufficio Diocesano con la quale si afferma che per l’insegnamento della Religione Cattolica, viene in taluni casi rilegata in posizione subalterna alle altre materie d’insegnamento.
Partendo da questo fatto, ho insistito e lo faccio non perché non sono laica, sono assolutamente laica, non sono una suorina, so benissimo quanto sia importante mantenere la laicità dello Stato, la separazione tra i poteri: “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” ma questo non toglie che la religione cattolica debba essere posta in una posizione di importanza e di centralità e non relegata a Cenerentola, pure in un paese dove vige il sistema concordatario. Lo dicevo nella presentazione dell’ordine del giorno, che la sentenza non era di per sé stessa significativa ma significativo è per me sapere che ancora oggi ci sia qualche gruppo, ma dal dibattito che ho sentito in questa aula, devo dire che siamo ancora lontani da quella riconversione culturale che speravo, che usa i mezzi che trova per cercare di affossare o svuotare l’insegnamento della religione cattolica. Mentre mi ritrovo nell’intervento della Giorgetti che spiegava quanto è importante in questo momento di grande emergenza educativa. Ognuno lo fa come può, cercando di relegare l’insegnamento alla prima e all’ultima ora e mi dispiace, Consigliere Paruolo, non posso essere d’accordo con quello che lei dice, e cioè che il problema non esiste perchè c’è la libera scelta. Ci sono tanti modi da indurre a comportamenti che non sono in linea con le esigenze di quella formazione educativa di cui dicevo prima, e da parte delle Istituzione purtroppo si va in quella direzione.
Io prima avevo ricordato le parole del Cardinal Caffarra, ma non è assolutamente mia intenzione cercare di avere la benevolenza delle gerarchie ecclesiali, credo che non valga per nessuno di coloro che credono intimamente in questo e che anzi pensano che sia arrivato il momento di alzare la testa, perché la situazione, collega Puglisi, è preoccupante leggendo i dati che dà lei forniti in riferimento alle famiglie mononucleari, che sono un fenomeno forse esasperato, ma che esiste, perché dentro questo c’è la disgregazione e la decadenza della nostra città. C’è il malessere adolescenziale, ci sono delle vere e proprie patologie dei giovani che si sentono non generati, ma non è questo il momento. Per dibattere di questo prima avevo ricordato le parole del nostro Arcivescovo in riferimento ai rischi dell’universalismo astratto, quello che ci mette tutti d’accordo sul niente, quindi è meglio essere in disaccordo se questo serve a trovare punti d’incontro su qualcosa di sostanziale. C’è bisogno di una seria riflessione su questi temi e voglio ripetere in quest’aula che esiste una insidia moderna, ricordata proprio dal nostro Cardinale in occasione della giornata del “Materna Day”, ed è la rinuncia al principio di autorità, che mette fuori gioco, e noi stiamo facendo quello, e il direttore che cerca di relegare dalla prima e all’ultima ora, sta facendo proprio quello ovvero mette fuori gioco la funzione educativa e se si abdica al principio di autorità, si scade, dice il Cardinal Caffarra, in due possibilità: il dispotismo o il permissivismo.
Noi siamo scaduti del permissivismo che genera schiavi, non giovani liberi ma moderni schiavi. Allora, queste basse percentuali ci devono preoccupare, noi non possiamo rinunciare alla nostra cultura, l’errore della Sinistra, del richiamo al multiculturalismo e ad un egualitarismo è utopia ed è sbagliato perché annacqua le nostre radici e la nostra cultura, invece noi per confrontarci con gli altri, dobbiamo essere forti delle nostre radici e della nostra cultura.
È in questa direzione, che pur comprendendo che l’ordine del giorno, non per colpa mia, che ho cercato in questa aula di porre un problema più generale e più vasto, che però deve cercare di evitare che si verifichi nella nostra città un fenomeno che vuole rendere questo importante aspetto, secondario. Dopo al collega Natali spiegherò che non è una impostazione sbagliata, quella concordataria, in Germania per l’insegnamento della religione Cattolica e Protestante l’indicazione degli insegnanti viene fatto dalle rispettive Chiese e lo Stato designa un insegnante di etica, ed è un sistema forte e che dà pari dignità, dove quell’insegnamento ha una centralità, una dignità uguale.
Questo, purtroppo, ancora da noi non c’è.