MARIA CRISTINA MARRI: richiede un dibattito sulle organizzazioni delle prestazioni sanitarie e specialistiche e denuncia la preoccupazione per un sistema di cure primarie che sacrifica la centralità della persona

Posted by redazione on October 30th, 2009

Grazie Presidente. Noi abbiamo inteso presentare questa mozione, perché pensiamo che il tema della sanità è un tema strettamente legato al futuro dei cittadini, come dicevo questa mattina in Commissione, e che per certi aspetti vede alcuni elementi di preoccupazione, in riferimento all’accentuarsi dell’incremento della domanda, al fatto che fortunatamente c’è l’allungamento della vita, ma per contro c’è un problema di sostenibilità finanziaria.

Accanto a questo, però, bisogna tener conto che c’è anche un problema evidentissimo di natura organizzativa che riguarda gli Ospedali e non solo il pronto soccorso ma anche le cure primarie che sono uno dei pilastri fondamentali della sanità. Mi piace spesso ricordare che qualsiasi eccellenza, penso alla trapiantologia, all’oncologia, alla chirurgia ortopedica, ma qualsiasi eccellenza non riesce a garantire un buon sistema sanitario, se non c’è una struttura portante di cure primarie che sia in grado di assicurare il miglioramento delle cure, l’arricchimento professionale e l’appropriatezza delle prestazioni.

Sono tutte condizioni queste necessarie per cercare di avere il miglior buon uso delle risorse e, quindi, mettere insieme il famoso binomio efficacia e efficienza ed è un’impresa che non è facile. Non è facile in tutti i settori imprenditoriali in genere, ma lo è, a maggior ragione, in un terreno così delicato, come quello della sanità che produce servizi alla persona e che purtroppo è diventata, lo ripeto, l’ho già detto questa mattina in Commissione, ma lo voglio ripetere, anche terreno di affari e di nepotismo, anche solo di adozione.

Anche questo credo costituisce insieme i carichi di lavoro, com’è venuto fuori dalle testimonianze dei sindacati medici in Commissione, anche questo costituisce causa per tanti medici e operatori sanitari di frustrazione che ha una doppia ricaduta. Ha una ricaduta negativa sugli stessi, ma anche una ricaduta negativa sulle persone che hanno in cura.

Il dibattito di oggi è incentrato su questo documento che è stato votato a luglio dalla Giunta regionale che è finalizzato al miglioramento dell’accesso ai servizi di specialistica e che definisce un quadro di strategia regionale, verso la quale poi vengono chiamate le aziende a cercare di calibrare, modificare, aggiornare i propri Piani attuativi di gestione e tutti comprendiamo che questo miglioramento, se concretizzato, cioè se riuscissimo a cogliere un obiettivo da tutti condiviso che è quello del miglioramento dell’accesso ai servizi di specialistica, avremmo una ricaduta positiva sul complesso della sanità bolognese sia sul fronte di un certo miglioramento degli accessi al pronto soccorso, perché vedrebbero diminuire gli accessi impropri, ma anche di qualificazione delle cure primarie.

Ora nel documento si parte in premessa sottolineando che a livello regionale, e questo, credo, valga anche per la nostra città, c’è stato un incremento delle prestazioni ambulatoriali e viene ascritto a un’ottimizzazione della produzione, intesa come trasferimento delle indagini diagnostiche dal regime di ricovero al regime ambulatoriale. In altre parole tengo ricoverate le persone meno il percorso diagnostico o comincio il percorso diagnostico in regime ambulatoriale.

Io devo dire che questo mi pare una semplificazione. Mi pare un’equivalenza molto banale e molto semplice e che, invece, in realtà, questo dato oggettivo trova molteplici cause, perché anche l’inappropriatezza della domanda e non a caso il documento ritornerà ripetutamente su questo concetto, ha ragioni di tipo diverso.

Nel documento della Regione si richiama poi il tema della valutazione del fabbisogno e, appunto, quello dell’appropriatezza, finalizzandolo a un auspicabile, si dice, previsione di omogeneizzazione in ambito regionale. Io credo, però, che il tema dell’appropriatezza sia molto più complesso e non sia delegabile, anzi sono molto preoccupata di quest’impostazione, perché penso che non sia rlegabile a valutazioni e osservazioni esclusivamente di natura oggettiva, ma che richieda anche valutazioni soggettive del medico.

Nel primo caso, cioè se noi ci affidiamo a valutazioni esclusivamente oggettive, i medici li trasformiamo, e già lo sono abbastanza, in scrivani, in scribacchini, perché non c’è niente di loro che viene messo nell’ambito di quella prescrizione. Nel secondo caso, laddove c’è una valutazione soggettiva della persona che si ha davanti… non a caso io sono una fautrice in negativo del sistema perverso del D.R.G. che è un sistema che non vede una persona ammalata, vede un’ernia, una patologia e questo non è corretto, ma se noi a corollario di un sistema perverso dei ricoveri che era stato pensato per il contenimento della spesa, aggiungiamo un corollario che va sulla stessa direzione, credo che non trarranno beneficio né i cittadini bolognesi, né i cittadini emiliano – romagnoli.

Con questo non voglio dire che non debbano esistere delle linee guida o dei protocolli, anzi è giusto che esistano le linee guida, però, guai, il mio richiamo è a fare attenzione a non abbassare il tasso di soggettività, cioè quel quid che dà la professionalità medica nell’ambito della propria etica di prescrivere in scienza, coscienza, a non abbassarlo a favore esclusivamente di fattori oggettivi e, quindi, di natura statistica.

Mi piace ricordare, anche in riferimento a quello che dicevo prima, che c’è un medico francese Trousseau insisteva, e credo che noi dovremmo ripeterlo e ricordarlo molto oggi, sul fatto che non esistono le malattie, esistono solo gli ammalati, i malati e per me questo è importantissimo ed è talmente vero che, effettivamente, c’è una spersonalizzazione della medicina a cominciare da un approccio sbagliato con i medici di medicina generale che non ci può e non ci deve lasciare indifferenti.

Io ho la preoccupazione, invece, che nel documento regionale l’appropriatezza verrà caratterizzata da una griglia rigida di riferimento e, quindi, con ammissibilità o esclusione dati da dei dati oggettivi. Quello che temo è che ne conseguirebbe una diminuzione degli accessi dalle prestazioni del servizio sanitario nazionale, ma non come conseguenza di una razionalizzazione che è un concetto riferibile a quello di appropriatezza, appropriata razionalizzazione, ma come conseguenza di contrazione.

Per fare un esempio, un po’ come ha fatto il Ministro Gelmini sulla scuola, si taglia la stoffa con la costrizione del corpo dentro. Quello che mi pare evidente è che la Regione intende individuare criteri di inclusione, di esclusione per andare a fare una visita specialistica che comporterà necessariamente una rivisitazione o viceversa, del percorso ambulatoriale.

Scusi Presidente. Dicevo che questa strada non mi piace, non mi piace proprio per niente, perché avrei preferito un approccio meno dirigistico. Recentemente ho sentito il Professore Zamagni riflettere su questo, sul modello organizzativo necessario alla sanità e quest’approccio così dirigistico avrei voluto che, invece, fosse un approccio di squadra e responsabilizzante, vale a dire di coinvolgimento, di orientamento, di collaborazione con tutti i medici prescrittori sia essi ospedalieri che medici di medicina generale, secondo una logica che forse avrebbe dato meno risultati di contrazione sull’immediato, ma di lungo respiro, strutturale e di minore impatto nei confronti degli utenti.

Sempre al capitolo 3 di questo documento che adesso prendo sottomano, sempre al capitolo 3 di questo documento si affronta il tema delle prestazioni urgenti differibili e, quindi, delle relative ricadute sul tema del pronto soccorso. Ancora una volta sentiamo parlare in questo documento di percorsi ambulatori previsti per le patologie croniche che costituiscono una bella fetta di accessi al pronto soccorso, ma da tempo quest’aspetto è chiesto e richiesto dai sindacati, dai Consiglieri nelle Commissioni, si susseguono i Sindaci e fino a dire “diamo risposte nel territorio”. Lo stesso Dottore Annichiarico recentemente ha confermato che molti degli accessi al pronto soccorso sono di patologie croniche di tipo respiratorio, però nonostante siano state reiterate queste richieste, nulla si è fatto. Ora che il sollecito viene dalla Regione, speriamo in una risposta coerente, certo è che c’è una grande sordità istituzionale.

Io chiedo, visto che la delega ce l’ha il signor Sindaco e che il signor Sindaco non è in Aula, e che stiamo parlando di temi abbastanza importanti, chiedo se dopo ci sarà qualcuno che rispetto ad alcune questioni focalizzate, quantomeno darà, non dico una risposta, ma una possibilità di interlocuzione.

Altrimenti non vedo, mi scusi Presidente, perché chiediamo di discutere un argomento, e poi in Aula non abbiamo la persona deputata a trattare queste materie, comunque leggeremo. Dicevo che c’è una grande sordità istituzionale, l’ho detto, perché se uno non c’è magari non sente o può sentire da un’altra parte, ma la sordità a cui mi riferisco io, è quella che invece non capisce nel momento in cui si deve capire.

Lo dico anche, perché questa mattina ho sentito con soddisfazione il Sindaco, che diceva ci meravigliamo che ci sono i codici bianchi che vanno al pronto soccorso? Dice certo, uno va lì e in quattro ore, cinque ore, sei ore finisce il percorso diagnostico, per forza. Ma quando queste cose in Regione sono state dette, nel momento in cui è stato introdotto il sistema pagante per i codici bianchi, perché in molti avevano sollevato quello che era evidente a tutti. Ossia l’ovvietà di un meccanismo ininfluente sugli accessi impropri, perché con le liste d’attesa che ci sono, talvolta uno perfeziona un percorso diagnostico non nell’arco di settimane, nell’arco di mesi, perché per perfezionarlo gli manca una TAC o qualche cosa per cui deve andare avanti mesi, è ovvio che si sobbarca sei – sette ore di attesa al pronto soccorso.

Mi ha fatto piacere sentire il Sindaco dire così però mi fa dispiacere vedere che nel momento in cui con un po’ di buonsenso si cerca di evidenziare che una strada imboccata, che era quella del corrispettivo di ticket per i codici bianchi, non avrebbe portato un risultato, il risultato sia stato quello che invece si è proceduto con un nulla di fatto, quindi con un sistema che si è rilevato inefficace. Adesso nel documento la Regione ammette questo fallimento, proprio parla di fallimento del “Sistema Codice Colore” perché sarebbe stato applicato in modo disomogeneo per la compartecipazione anche alla spesa, e quindi non ha prodotto i risultati diversi.

A questo proposito ho sempre detto, ma non mi stancherò di dirlo e lo ripeto qui, che sarebbe il caso di cominciare ad andare a vedere sul fronte della responsabilizzazione alcune cose. Ad esempio sarebbe interessante sapere se il codice colore è confermato dopo il percorso assistenziale in pronto soccorso, o se cambia, anche per avere l’efficacia del rapporto con l’infermiere triagista.

In questo caso sì che i dati oggettivi ci danno il segnale, possono risultare interessanti perché possono fare luce su alcune criticità. Come sarebbe interessante andare a vedere se i ricorsi al pronto soccorso che vengono caratterizzati come impropri, perché viene attribuito un codice bianco, fanno riferimento a quali medici di medicina generale, se sono equamente distribuiti o se c’è concentrazione verso un medico, perché questo testimonierebbe, significherebbe una scarsa propensione al rapporto corretto dal punto di vista medico con il proprio paziente.

Nel capitolo sempre nell’ambito del capitolo 3, si affronta anche un altro aspetto importante, che riguarda la programmazione della produzione dei servizi. Nel senso che affida ad ogni unità operativa un piano di produzione, che dica quanti ricoveri o quante prestazioni assistenziali può offrire.

Questa è la programmazione dell’offerta, e la programmazione della domanda dove la troviamo? Credo che anche rispetto a questo ci siano una seria riflessione da fare.

Sempre in questo punto desidero evidenziare un criterio contraddittorio che è inserito, rispetto all’intento di omogeneizzazione a livello regionale, poiché il risultato io credo che dipenderà dalla consistenza dell’équipe, dagli strumenti tecnici e organizzativi messi a disposizione, dalla numerosità di invio che a sua volta dipende da caratteristiche di popolazione. Anche gli altri cinque minuti, poi dopo un…

Anche perché siccome ho la sensazione che non siano in tanti che hanno letto il documento, allora presentandolo cerco di mettere in evidenza i punti più salienti, poi evidentemente rinuncio all’intervento, se no non c’è il tempo per la presentazione di un Ordine del Giorno collegato.

Stavo facendo alcune valutazioni che riguardano questo Piano di produzione, che vede in questo capitolo indicare i parametri del Piano di produzione aziendale, che dovrà poi essere sottoposto al parere della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, la quale a suo tempo – successivamente - sentirà le parti sociali.

Le caratteristiche di questo Piano sono:

a)La valutazione del fabbisogno.

b)La pianificazione della produzione da parte dell’équipe. Però anche qui non si capisce se è riferita al dato storico, al dato della domanda, perché se l’obiettivo è quello di accorciare le liste d’attesa, non è che dobbiamo guardare solo la parte erogata, ma la parte che si sarebbe dovuta erogare, e che non si è stati in grado di erogare.

c)Gli ambiati territoriali. Vale a dire quando una prestazione è garantita nel proprio territorio, o quando invece rispetto a delle mobilità, sappiamo che talvolta per le urgenze i pazienti vengono mandati anche a Porretta.

Se uno è giovane e sta bene il problema è di per se stesso risolvibile, ma se una persona è anziana, magari sola e con scarsa possibilità di mobilità, è ovvio che questo problema diventa insormontabile.

Poi sempre in questo capitolo 3 comma 3, l’altra caratteristica è dedicata all’andamento dei tempi di attesa dell’ultimo anno, per le prestazioni che sono oggetto di monitoraggio, ed infine il grado di appropriatezza delle prescrizioni.

Anche se rimane l’oggetto oscuro del desiderio, qual è il parametro di riferimento per l’appropriatezza rispetto al passato, in passato era affidata al medico, adesso qui non capisce chi fa da filtro.

Non si capisce, rispetto a questa griglia, chi decide se dentro o fuori, se mettiamo l’utenza a combattere con il medico di medicina generale, se il filtro lo fa il CUP o chi, questo credo che richiederebbe una risposta assolutamente certa.

Al comma successivo, invece si evidenzia il sistema di garanzia di accesso alle prestazioni, che sarebbe di per se stesso auspicabile, perché stiamo dentro i sessanta giorni per le prestazioni non urgenti. Ho già ricordato dai banchi di questo Consiglio, che per una visita fisiatrica prenotata al CUP per me, all’inizio del mese di settembre, l’appuntamento mi è stato dato per il mese di febbraio 2010.

Non bisogna dare i numeri, bisogna garantire dei tempi, i numeri cerchiamo di darli quando giochiamo al Lotto, e non quando stiamo organizzando la sanità.

Poi c’è un capitoletto che riguarda le regole di accesso, in cui si ribadisce che le linee guida regionali per le prenotazioni CUP, in particolare per prime visite e controlli, si stabilisce che le agende di prenotazione debbano essere sempre aperte, è una cosa che anche il collega Paruolo mi ricordava quando era Assessore, però non mi risulta corrisponda al vero.

Se le agende sono aperte e mi viene data la prenotazione a distanza di otto mesi, non me ne faccio niente di un’apertura di quel tipo, potrebbe anche essere chiusa, dice telefona quest’altro mese, perché tenere aperte le agende per dare delle prenotazioni a distanza di un periodo così, salvo poi che chi può va a pagamento, e chi non può sta lì ad aspettare che il posto si liberi.

Voglio concludere, dicendo che alla luce di questi elementi che ho cercato di evidenziare, ne deduco una valutazione di tipo politico che è la seguente. Che la Regione Emilia Romagna ha riconvertito una parte dell’offerta sanitaria, quindi le prestazioni sono passate da regime in ricovero a prestazioni ambulatoriali. Ci sono anche dei grafici che dimostrano quello che dicevo prima, quindi, questa tendenza crescente all’incremento delle prestazioni ambulatoriali.

Questo incremento ha creato una situazione di sofferenza, le liste di attesa sono diventate lunghe, lunghissime, è inaccettabile per una città che ritiene di avere una sanità d’eccellenza. Quindi alla luce di questo quadro, che è una fotografia che non è neanche ingenerosa, direi che è anche da gentiluomo, o da gentildonna, perché si potrebbe essere molto più ingenerosi.

Si è deciso di muoversi su tre versanti, e con indicazioni , la Regione ha già emanato una direttiva a proposito, in cui chiede ai vari Direttori delle varie Aziende, di adeguare i propri Piani Aziendali Gestionali.

Allora la domanda che mi faccio è: quali saranno le ricadute per i cittadini bolognesi, rispetto alle decisioni che saranno prese dai Direttori Generali? Che dovranno muoversi su tre versanti che la Regione indica.

1)Limitare l’accesso alle prestazioni attraverso una razionalizzazione della richiesta di prestazione, definita come appropriatezza della richiesta.

Ho già spiegato prima che non mi è chiara questa griglia, dove viene fatta e da chi viene fatta se non è più in capo al medico curante.

2)La massimizzazione di produzione interna.

3)Garantire ai cittadini i tempi massimi di esecuzione di una prestazione sanitaria.

Questi obiettivi sono più che condivisibili, però credo anche che corra l’obbligo di dire che la razionalizzazione degli accessi, tramite appropriatezza della richiesta, non si realizzerà in tempi lunghi tramite l’orientamento e la formazione dei medici richiedenti, ma tramite – quello che ho detto, una griglia, io la capisco così, e se non è così me lo si venga a dire, me lo si venga a spiegare, e da parte mia tutta l’umiltà di capire. Tramite una griglia che limiterà l’accesso dei cittadini utenti alle prestazioni e al tipo di percorso sanitario, indicato dal medico richiedente,

Ai medici di medicina generale, prima gli diamo dei soldi perché prescrivano dentro dei tetti, poi siccome non ha funzionato perché non può funzionare, perché quello che serve è responsabilità, cambiano strategie.

Mi dispiace sottolineare da questi banchi, che anche la Federazione più grossa dei medici di medicina generale non abbia collaborato con la Regione sul fronte del picco dell’influenza, fino a che non ha avuto, anche parlando male, parlando dei rischi della vaccinazione, fino a che non ha saputo che non veniva ovviato il richiamo, quindi che si faceva un’unica somministrazione.

Dicevo che se effettivamente fosse così, che ci fosse una griglia che limiterà l’accesso dei cittadini utenti alle prestazioni, questo mi preoccupa un po’. Viene detto, io lo capisco così, che sarà individuato un criterio, una serie di criteri di inclusione o esclusione dalla richiesta di prestazione specialistica.

Quelle incluse accederanno al Servizio Sanitario Nazionale con pagamento di eventuale ticket, mentre quelle escluse dovranno essere pagate prevedibilmente, o dalle assicurazioni o dai cittadini. Siccome a me stanno a cuore anche le fasce deboli, e non solo quelli che le assicurazioni possono farsele o possono pagare direttamente varie… magari anche stanno male, io rispetto a questo vorrei che ci fosse un momento di riflessione e di chiarimento.

Una considerazione complessiva, e tralascio altre considerazioni più dettagliate, è che questo documento su cui si fonda la delibera della Giunta è, secondo me, in alcuni punti chiaro e molto più generico in altri, e spero che questa genericità venga corretta tenendo presente quello che per me è un dato ineludibile, cioè la centralità della persona e dell’ammalato. Su questo non possiamo continuare a pensare di poter aggiustare i conti, rispetto ad un’impostazione che assolutamente deve essere questa.

È auspicabile quindi che ci sia un monitoraggio costante, ed è per questo, in questo senso, ma non dubito che avverrà, che chiederemo anche al Sindaco, al suo Esecutivo di osservare con attenzione quello che accadrà nei prossimi mesi. A tale fine presenterò più tardi, al termine del dibattito, un Ordine del giorno.

Oltre questo monitoraggio costante che deve avvenire da parte del livello politico, in questa fase delicatissima di istruttoria, in cui ci sono degli aspetti che ancora non sono chiari. Io voglio sperare che vengano chiariti dandomi torto, ci deve essere anche un monitoraggio che sia principalmente finalizzato all’osservazione, a capire cosa sarà il filtro e dove verrà collocato, perché questo è il punto centrale di questa impostazione.

Forse può venire posto a livello del medico richiedente, allora come dicevo prima in questo modo il conflitto sarà tra medico e cittadino, e lontano dalle Istituzioni, oppure può essere rigido, oppure può essere flessibile, insomma credo che questo sia un punto importante su cui fare chiarezza.

Grazie.

Brevemente Presidente.

Semplicemente per puntualizzare alcune scorrettezze che ho sentito dire in Aula oggi, cioè riferite al fatto che dietro la mozione che abbiamo presentato c’era l’intento di un dibattito generale sul tema della sanità, ma così non è!

La mozione, così come recita l’ordine del giorno, era volutamente finalizzata a cercare di dare una valutazione su un documento che non compete noi, come non compete noi né ragionare con l’Assessore Regionale né dibattere, perché è un oggetto che è delibera di Giunta, è nell’etica della responsabilità ed è sacrosanto e legittimo che la Giunta Regionale si assuma le proprie responsabilità per capire in che modo dare risposta ad un problema oggettivo.

Il problema è oggettivo, perché ci sono delle liste d’attesa della prescrizione specialistica che sono in ricaduta anche sulla situazione dei pronto soccorso e che quindi abbisognano di misure.

Ha tracciato delle linee che sono chiamate “strategie regionali per il miglioramento dell’accesso ai servizi” che, nell’ambito di queste linee tracciate, non sono state - da quello che mi risulta - oggetto di dibattito neanche in Consiglio Regionale, perché si tratta di una delibera di Giunta, perché se qui facciamo confusione su che cosa stiamo parlando e sulle finalità non ne veniamo a capo.

Allora, come avevo già fatto presente in un’altra occasione, poiché i direttori generali delle A.S.L. dovranno adeguare i propri piani attuativi aziendali alla luce di questo documento, in collaborazione con la struttura universitaria o eventuale IRCS con il coinvolgimento quindi del Rizzoli, noi non sappiamo come lo faranno, quali decisioni prenderanno per integrare il proprio programma attuativo aziendale di cui appunto al DGR 1532/06, che dice: “Secondo quanto previsto dall’allegato, entro il 20 Ottobre”. Quindi il 20 Ottobre, se non sbaglio, è domani.

Quindi volevo solo e semplicemente, insieme ai colleghi che hanno sottoscritto con me questa mozione, mettere all’ordine del giorno e sul tavolo della discussione in Consiglio Comunale un primo provvedimento che per me ha luci, ma presenta anche ombre, che ho semplicemente rappresentato in questa sede nella speranza che chi ha la delega alla sanità, che in questo caso è il Sindaco Delbono, possa recepire delle preoccupazioni che può ritenere fondate, legittime o farneticanti, ma quantomeno che si sappia che non è ininfluente quella che sarà la decisione dei direttori generali sulle ricadute verso la popolazione.

Secondo me la popolazione bolognese sarà svantaggiata da questo schema e da questa griglia.

Io ho semplicemente messo in evidenza che non è chiaro quale sarà la griglia.

Io capisco che i tre mesi siano forse poco tempo, ma siccome nel mio intervento ho fatto anche presente che in questa fase è necessario instaurare un osservatorio che non sia solo di monitoraggio, quindi definitivo, ma anche di attenzione a quelle che sono le modalità applicative, è ovvio che la finalità non è in termini di mannaia ma è in termini di controllo attento sulle ricadute, ponendo in evidenza alcuni aspetti che io giudico non positivi perché vanno, su una impostazione dirigistica, posta in maniera non appagante. Tutto qui.

Pertanto io confido che l’ordine del giorno possa trovare una condivisione più ampia possibile e che, in ogni caso, se questo tema è trattato in modo frettoloso e per cui non c’è stato neanche il tempo di dibatterlo un po’ in Commissione.

Per gli argomenti la cui trattazione è richiesta con mozione non è previsto il passaggio in commissione, ma è emersa in Conferenza dei Capigruppo la volontà di approfittare della presenza dei Direttori delle Aziende per avere talune risposte.

Non quindi correttezza di tipo procedurale, perché come ho detto per gli argomenti non è obbligatorio l’istruttoria in commissione, bensì una esigenza di carattere conoscitivo.

Speravo quindi in una riflessione più interlocutoria anche in Commissione, considerata la presenza dei Direttori Generale che purtroppo non c’è stata. Così non è stato, però, mi sembra che possiamo complessivamente dire che è importante e che giudichiamo positivo che abbiamo cominciato a ragionare e confrontarci su queste cose. Non deve però essere una conclusione, ma un inizio di attenzione verso una riorganizzazione che toccherà non poco quello che deve essere l’obiettivo, e cioè un percorso, una strutturazione della medicina primaria, che deve essere potenziata con percorsi diagnostici veloci e presenti sul territorio. Se non si vince questa sfida, credo che non si vincerà nemmeno quella per cui abbiamo dibattuto due giorni, e cioè di un pronto soccorso che sia meno ingolfato e più aperto esclusivamente alle emergenze.

 

 Bologna 19/10/2009

 

 

 
 
 
 

 

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