COmmemorazione in Consiglio Comunale del 30/03/09 di Padre Ernesto Caroli

Posted by redazione on March 31st, 2009

Seduta del 30 marzo 2009

CONSIGLIERA MARIA CRISTINA MARRI

Grazie  Presidente.  Avrei commmemorato volentieri Padre Ernesto Caroli perchè è
una figura che ha segnato molto la mia storia personale oltre che la storia di  Bologna.  E’ morto la settimana scorsa a  novantadue anni e tutti sanno che è stato uno dei  fondatori  dell’Antoniano,  promuovendo negli anni Sessanta l’utilizzodegli  studi  Tv  come   mezzi  di  comunicazione  sociale  della struttura all’interno  della  quale  ha iniziato a essere trasmessa quella bellissima esperienza che è stato lo Zecchino D’oro  . Non ricorderò la sua storia se  non che   ha  conosciuto  i  patimenti  dei campi di concentramento nazisti,conoscendo quella    povertà  che successivamente ha praticato in tutta  la  sua  vita come Padre Francescano.

Io avevo chiesto d’intervenire con  questa  dichiarazione d’inizio seduta perché venerdì avrei voluto, nel corso   del   question   time,   chiedere  al  Comune  di  farsi promotore dell’intitolazione  a  Padre Ernesto Caroli del giardino di Piazza Trento e Trieste. Non ho potuto farlo perché stavo partecipando ai suoi funerali, lo faccio  oggi con la profonda convinzione che sicuramente il Consiglio tutto
saprà   condividere  questa  richiesta.  Anche  perché  è  strano  e quasi incredibile  ma  invece  è  vero  che  in  periodi  in  cui  abbondano le intitolazioni  a  memoria  di grandi personalità, e non sempre si tratta di grandi  personalità,  di  piazze, angoli e aiuole, lì vicino all’Antoniano, proprio  in prossimità e quasi adiacente, c’è un grande giardino che invece il  nome  non  ce  l’ha e continua  ad  avere il nome della piazza in cui è situato,  mi  riferisco  al giardino di Piazza Trento e Trieste. L’ho visto quasi  come un segno, come se si aspettasse una legittimazione a ricordo di questo  frate  che è sempre stato sorridente, determinato e che ha lasciato nella  sua  vita  tanti  semi  d’amore  nei confronti dei poveri ma anche e soprattutto  nei  confronti  dei  bambini, comprendendo bene quella che era l’esigenza  di  rivolgere  loro una  grande  attenzione  educativa.  Io ero una bimbetta e i ricordi che ho legati alla frequentazione della Chiesa di Sant’Antonio e delle attività dell’Antoniano in genere hanno il profumo  dei gigli che fiorivano in giardino e che venivano, nell’occasione della  festa  di  Sant’Antonio,  recisi  e  posti in un secchio di plastica a fianco  di  una  grande  pesca  che  veniva  allestita  lungo  il viale.
Nonostante  questo  a me, più che i giochi esposti, attiravano quei gigli e il loro profumo.  Ricordo  che  sfidavo  i  rimproveri  di  mia madre perché volevo toccarli e annusarli , e ciò causava  macchie  giallo ocra del polline che finiva sui miei abitini.
Quello  che  ha  segnato  la  mia  vita,  credo,  e  lo  voglio dire qui in quest’aula  con  grande sincerità  e non senza  un pizzico di emozione, fu un episodio.  Venivano  distribuiti  dei  alvadanai  proprio per costruire le abitazioni per le persone povere e meno abbienti, erano dei parallelepipedi di  cartone,  molto  semplici  quindi,  proprio  francescani,  che venivano
ricoperti  di  carta  colorata con stampate in nero tante piccole finestre a  simulitudine  di un palazzo. Venivano distribuiti a tutti i bambini perché   potessero  contribuire  con  i  loro  piccoli  risparmi  a queste bellissime  opere.  Io  ricordo  che  a  me  toccò il colore rosa mentre mi sarebbe  piaciuto  tanto,  tantissimo,  quello verde che invece era andato a mia sorella e a tanti   altri bambini…   Invidiavo  quindi  molto  gli altri bambini che l’avevano  avuto  di  colore  verde  e  questo  dimostra  come  talvolta i sentimenti d’invidia, anche per motivi ingiustificabili, non lascino immune neanche  i  bambini. Poi con grande decisione - ho detto “che problema c’è? Adesso  vado  da  Padre Ernesto e me lo faccio scambiare, mi faccio dare il salvadanaio  verde  così  ce  l’ho  come  mia  sorella e gli dò indietro il salvadanaio rosa” – quindi proposi questo scambio a Padre Ernesto. Guardate colleghi,  io  non  mi ricordo le parole di Padre Ernesto, avrò avuto sei o sette anni, però mi ricordo sicuramente il suo sorriso che non dimenticherò mai   più   ma   soprattutto  ricorderò  l’effetto  di  quelle  parole che come ho detto lessicalmente  non  ricordo  ma  che  sono rimaste proprio impresse nel mio
cuore e che non mi hanno abbandonato mai più. Io sono tornata a casa avendo fallito  l’azione  di  scambio  ma  Padre Ernesto aveva vinto la sua azione educativa  nei  miei confronti perché era riuscito a farmi capire il valore intrinseco  che  c’era  in  quel salvadanaio, mi aveva fatto comprendere il
significato  dell’effimero e il valore invece del sacrificio per gli altri.
Oggi  si  darebbe  poco  importanza  a  una  richiesta  di  un  bimbo che è apparentemente  banale, si tenterebbe ad accontentarlo, contribuendo quindi nell’amore  a  quella  emergenza  educativa  che invece credo debba indurre tutti  a  una  comune  responsabilizzazione. Ho un grande rammarico, non
voglio  dire di non averne  mai avuto  l’occasione,   perché anche  recentemente avevo scritto a Padre Ernesto in occasione del suo compleanno ma non ho mai avuto forse il coraggio di  esprimergli 
la mia profonda gratitudine  per  aver saputo rappresentare a una bimba il senso importante
della  vita.  Ciò  che non gli ho saputo dire quando era in vita l’ho detto oggi a tutti  perché  credo  che  Padre  Ernesto non sia stato solo il padre dello Zecchino  d’Oro  o non sia stato solo il padre che con l’Antoniano Insieme riesce a dare  tanto  amore e tanto affetto e anche tanto sollievo alle famiglie dei bambini  down  ma  lo  è  stato anche per tanti bambini che avevano  una  famiglia,  quelli  che di solito vengono detti apparentemente normali,   ma che vengono  segnate  da  certe  parole  nel corso della loro vita , parole che restano riferimenti importanti anche quando si diventa  adulti..
.Io quindi Padre Ernesto non lo  dimenticherò  e  voglio sperare che non lo
dimentichi nemmeno Bologna e sono  certa  che  tutti  insieme  potremmo,  se  serve, ma forse non servirà nemmeno ,  preparare un ordine del giorno perché quel giardino non si chiami
più  “giardino  di  Piazza  Trento  e Trieste” ma diventi  “il giardino di Padre Ernesto Caroli”.

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