INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA SU: ASSENZA DEL COMUNE DI BOLOGNA ALLA COMMEMORAZIONE DI MONS. ENELIO FRANZONI.

Posted by redazione on March 9th, 2009

INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA SU: ASSENZA DEL COMUNE DI BOLOGNA ALLA COMMEMORAZIONE DI MONS. ENELIO FRANZONI.

 

Approfitterò di questa dichiarazione di inizio seduta, per ricordare che il 5 marzo di due anni fa Monsignore Enelio Franzoni lasciò la vita terrena.

Ai suoi funerali, mentre erano presenti il gonfalone della Regione, della Provincia, ma anche quelli del Comune di Crevalcore e di San Giovanni, mancava incomprensibilmente il gonfalone del Comune di Bologna. Furono in tanti in quel momento, e io tra loro, a provare un sentimento di grande frustrazione misto a sdegno, un vero e proprio sdegno per quella che ritengo fosse una ingiustificabile distrazione istituzionale. E ieri, che su iniziativa del comitato che è sorto per onorarne la memoria, e che ha stabilito di dedicargli ogni seconda domenica di marzo, si è ripetuta quella distrazione istituzionale. Nel corso della santa messa abbiamo visto la fascia tricolore indossata dal Sindaco di San Giovanni in Persiceto, quella indossata dal Sindaco di Crevalcore, successivamente è intervenuto l’Assessore Rebeudengo e un rappresentante della Regione, ma del Comune di Bologna nessuna traccia anche se mi dicono che verso la fine è comparso l’Assessore Paruolo.

Non spenderò nemmeno un minuto in più per esprimere il mio rammarico. Cercherò perciò di utilizzare il poco tempo che ho a disposizione per portare la memoria di Don Enelio in questo Consiglio, ricordando quindi la sua figura anche a chi non la conosce. Il Presidente del comitato che è sorto, Gianni Pelagalli che gli è stato collaboratore per lunghi anni, lo ha definito un gigante di fede e un gigante di umanità. E, dice Pelagalli, che conoscerlo è stata una fortuna e sarà anche una fortuna per chi vorrà invece conoscerlo oggi.

L’ultimo ricordo che io ho di lui è quello a Villa Revedin in occasione di una festa che era stata celebrata in suo onore per il settantesimo anniversario anno di sacerdozio. Era stanco, affaticato, ma gioioso come sempre, al punto che accompagnava la musica nel corso della messa con gesti discreti della mano. Anche in quella occasione ci ha raccontato alcuni episodi della campagna di Russia, quella terribile e disumana esperienza in cui grazie a lui tanti giovani ragazzi italiani hanno potuto conoscere un po’ di umanità. Giovani che hanno visto le loro vite bruciate dal fuoco delle armi, dal freddo della neve, dagli stenti e dalla fame. Anche in quella occasione Don Enelio raccontò uno dei tanti episodi come faceva sempre, in particolare riferì quello di una contadina russa che privò i propri figli di una pagnotta di pane, l’unica, e ci teneva a sottolineare l’unica che aveva, per donarla ai nostri soldati italiani, a quei ragazzi che Monsignor Franzoni non ha mai voluto abbandonare. E proprio perché non ha mai voluto abbandonare quei ragazzi, anche se feriti, che è stato fatto prigioniero, e diceva, ricordava: quei giovani avevano bisogno di me. E forse anche lui sapeva che i più erano destinati a morire. Eppure per due volte ha rifiutato il rimpatrio, e questa sua grande umanità, questa sua grande generosità, sono un patrimonio incommensurabile credo per tutti noi, per tutti noi e non solo, per le tante famiglie che a distanza di anni e da tutte le parti d’Italia si rivolgevano a lui per sapere dei loro cari, per avere le ultime notizie e per sapere del conforto a loro donato da quel cappellano militare che ha fornito a quei ragazzi non solo assistenza spirituale ma che ha infuso coraggio e li ha accarezzati, come ricordava lui, come se fosse la loro mamma o la loro sposa.

Monsignor Franzoni ha ricevuto una medaglia al valore militare nel 1951, ma quella medaglia è solo uno dei riconoscimenti che avrebbe meritato questo sacerdote che ha saputo rimanere giovane anche quando è diventato anziano. Un sacerdote che ha lasciato nel cuore delle comunità parrocchiali che lo hanno avuto come guida, e anche quindi delle rispettive città, un grande segno.

In una lettera testamento neanche negli ultimi anni Monsignor Franzoni nell’ammettere la paura della morte, forse per una suggestione conseguente all’aver visto morire in guerra tanti ragazzi di vent’anni, in quella lettera non dimentica altri giovani, le nostre generazioni, quelle con cui si arrampicava in montagna oppure i bambini con cui cantava le lodi al Signore.

Capisco che il Sindaco sia con le valigie in mano , però credo che un minimo di senso istituzionale avrebbe dovuto far sì che ieri al ricordo si Mons. Franzoni, ci fosse la presenza di questo Comune, perché dobbiamo mantenere vivo un ricordo, non formale, ma una testimonianza autentica di quella umanità e di quella generosità così abbondantemente profusa da Don Enelio.

 

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