Intervento in Consiglio 5/11/07 - Commemorazione di Don Benzi
Posted by redazione on February 4th, 2009Riproponiamo il ricordo di Don Benzi pronunciato in occasione della sua scomparsa in Consiglio Comunale da Maria Cristina Marri il 5 Novembre 2007.
INTERVENTO IN CONSIGLIO DI COMMEMORAZIONE DI DON BENZI
5 Novembre 2007
Grazie, Presidente. Credo che la improvvisa scomparsa di Don Benzi è letteralmente impossibile che non sconvolga quanti hanno potuto conoscere ed apprezzare quel suo vulcanico impegno, vulcanico impegno a favore della vita e della persona, penso alla lotta alla prostituzione, penso a quella sull’aborto, penso alle sue bellissime case famiglia in cui vengono accolte creature non felici, con problemi, creature d’amare e a cui alleviare la sofferenza, da crescere nella condivisione, nell’educazione ai valori cristiani che hanno come fondamento il valore della vita e il rispetto degli altri. Non più tardi di quindici giorni fa, esattamente il 20 di ottobre, l’ho incontrato proprio in una festa che ha raggruppato queste bellissime realtà, al centro di un quartiere popolare, il Pilastro. Come cornice una mostra fotografica di queste bellissime famiglie dove gente umile, ma così ricca ha accolto queste persone, queste piccole persone. In quel luogo tra sorrisi ed allegria che sono veri ed autentici antidoti alla sofferenza, con la sua tonaca, consunta, che come ricordava il collega Foschini lo faceva richiamare come il prete della tonaca lisa. Dicevo che con la sua tonaca consunta ma così preziosa perché simbolo di un vero ed intenso vissuto d’amore, ha parlato ai bambini, ha stimolato noi adulti e ha anche ascoltato, come faceva nella strada, come faceva nelle discoteche quando il Vescovo glielo consentiva, perché se il Vescovo gli diceva: non devi andare, non andava, ma se non c’era divieto, andava, nel rispetto appunto della gerarchia ecclesiastica. Devo dire ai Colleghi, sinceramente, che ogni volta che lo vedeva mi veniva in mente quanto affermava Papa Giovanni Paolo II, che diceva: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, ma ascolta volentieri i maestri solo se sono testimoni”. Io credo che Don Benzi nella sua determinazione, una determinazione accompagnata dall’umiltà, sia stato autentico testimone e al tempo stesso insostituibile maestro, un testimone coraggioso che rischiava in prima persona, scomodo, perché parlava alle coscienze, ma con una determinazione così forte da essere persino, lo voglio definire dolcemente rude, anche se molti hanno definito provocazioni, alcune sue prese di posizione, ma credo che in un periodo come questo davanti al massacro dei valori talune provocazioni siano positive. In realtà, al centro della sua azione c’è sempre stato l’amore per la persona, ha ragione il Sindaco, ha ragione, ma non deve rimanere un’affermazione, ha ragione quando ha sintetizzato dicendo che Don Benzi nella società dell’individualismo ha saputo costruire il noi, quel noi che non vedo nascere dentro le istituzioni, che raramente vedo nascere dall’azione che dovrebbe essere della politica, quel noi che invece ho visto evidente nella condivisione di solidarietà resa possibile tramite il suo braccio associativo: l’associazione Papa Giovanni XXIII. Quando mi sono unita a quelle famiglie lo scorso 20 ottobre ho respirato un’aria intensa d’amore e di gioia. A fare cornice c’erano queste bellissime fotografie e ho provato delle emozioni intensissime che per poter esprimere vorrei quasi utilizzare dei versi di Giacomo Leopardi “Lingua mortal non dice quello che sentiva in seno”, perché sinceramente, credetemi, in tante situazioni ho provato dei sentimenti così forti e così coinvolgenti da essere difficili da esprimere. Penso per esempio alla scorsa primavera, al 10 marzo 2007, dove nella parrocchia di Sant’Antonio di Savena abbiamo pregato tutti insieme con Don Benzi per Maria Salvatore, un bimbo di 17 settimane dal concepimento, un corpicino che era stato sacrificato da che cosa? Dalla paura della mamma delle difficoltà? Dalla paura di generare una vita senza poter provvedere alle necessità? Una mamma forse pentita se ha voluto questo rito che non è solo un rito, ma sacramento e preghiera per questa persona, piccola ma persona. Penso alle fiaccolate per liberare le schiave e dico schiave in ogni senso, non solo se vittime del racket, ma anche se vittime di un improprio uso del proprio corpo e della propria libertà. Penso ai ” Fiori nel deserto”, opere che fioriscono nelle nostre colline, con pochi denari, ma con tanta voglia di lavorare e con tanto volontariato, in cui amorevolmente vengono curate da persone semplici, vite che hanno tutte una loro preziosità. Penso infine, Presidente, all’atmosfera che ho respirato ieri alla camera ardente allestita nella sua parrocchia riminese. Ho visto gesti di amore, intenso amore dati a persone disabili, bambini lì presenti, ho percepito una fortissima intensa commozione, ho letto nei visi di tanti uomini e donne delle storie difficili che hanno trovato una mano importante tesa, quella del Don, il Don come veniva affettuosamente e rispettosamente chiamato da tutti coloro che gli stavano in diversi modi vicino. Poi alla preghiera del fedele un giovane, ognuno poteva dire le sue preghiere, si trattava di una cerimonia molto informale e un giovane si è avvicinato al microfono e ha detto una cosa che mi ha molto colpita, ha detto: “Eravamo individui nella feccia, il Don ci ha reso uomini nella società”. Allora, se questo è vero, e questo è vero, non è vero solo per chi non lo vuole vedere, se questo è vero allora per onorare la memoria ben venga l’intitolazione di una piazza, se fosse per me io gli intitolerei uno stadio, però ciò che conta è altro, ciò che conta è accentuare il sostegno alla sua opera, ma soprattutto divenire in ogni ambito autentici testimoni di quei valori per cui Don Benzi si è battuto senza accettare compromessi, ricercando soluzioni, coniugando l’umiltà con la ribellione, a tutto ciò che va in sfregio alla dignità umana. Sotto certi aspetti, e concludo veramente, Presidente, il Don è stato un rivoluzionario, un rivoluzionario verso quei costumi che sacrificano la strada difficile della vita e della solidarietà, per percorrere, promuovere le strade più comode della morte e dell’egoismo.
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