INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA SU: 90° ANNIVERSARIO DELL’APPELLO DI LIBERI E FORTI
Posted by redazione on January 22nd, 2009INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA SU: 90° ANNIVERSARIO DELL’APPELLO DI”LIBERI E FORTI” DEL 18 GENNAIO 1919
Seduta del 19 gennaio 2009
Grazie Presidente. Come tutti i colleghi sanno, ieri è ricorso il Novantesimo Anniversario dell’appello Liberi e Forti lanciato dalla Commissione provvisoria del Partito Popolare Italiano, fondata da don Luigi Sturzo, proprio il 18 gennaio.
Io credo fermamente che quella sollecitudine, al bene comune in esso contenuta , sia di grande attualità e debba tornare ad essere un tratto caratteristico nella politica, nell’economia, nella cultura, in un quadro di riferimento di rinnovata responsabilità per azioni che siano fortemente determinate alla tutela della persona, della sua dignità e di autentica libertà.
Oggi nella nostra società invece sono più che mai evidenti quelle che il nostro Cardinal Caffarra chiama moderne schiavitù, e gli uomini liberi e forti, come quelli che hanno intrapreso quell’entusiasmante percorso ideale, offrendo una grande speranza di liberazione dagli estremismi, oggi si fatica a trovarli, ovviamente, quando dico uomini mi riferisco anche alle donne.
Sono sempre più rari o quantomeno sono sempre meno valorizzati, se non talvolta purtroppo emarginati, perché ciò che prevale è altro, ciò che conta è altro. C’è invece un grande bisogno di rinascita morale e per certi aspetti anche materiale del nostro Paese, delle nostre comunità che sono sempre più condizionate dall’edonismo, dal relativismo e dall’individualismo.
Parliamo tanto di sussidiarietà, in realtà ancora oggi molto sacrificata o surrogata. Eppure, già 90 anni fa, in quell’appello si sottolineava l’esigenza di costruire su un terreno costituzionale, uno Stato rispettoso dei nuclei e degli organismi naturali. C’era in quell’appello un richiamo all’autentica democrazia rappresentativa, su base proporzionale, c’era l’attenzione alle donne, ovviamente, a quei tempi si richiamava il diritto al voto, era sottolineata la necessità di riforma della burocrazia, degli ordinamenti giudiziari, della previdenza, così come quella della semplificazione della legislazione.
Tutti temi che evidentemente sono ancora oggi molto attuali, sorprendentemente attuali nonostante le importanti conquiste operate nel nostro Paese sia ad opera del Partito Popolare, ma anche di quello che é stato il suo erede politico: la Democrazia Cristiana, a partire dalle grandi e lungimiranti scelte in politica internazionale e in politica economica.
Non dimentichiamo che si è ricostruito un Paese riuscendo ad evitare la guerra civile. In quell’appello, a ben riflettere, c’è una tensione morale ed una operatività sociale che sono state oltraggiate dalle convenienze personali o partitiche, dalla volontà di controllare il potere, di governare lobby, di tessere clientelismi che sono produttivi elettoralmente.
Se si parla del bene comune oggi, scatta l’ironia da parte di molti, perché la politica spesso non è più credibile e la tensione morale e l’operatività sociale di quell’appello stridono anche con il forzoso bipartitismo calato come camicia di forza nel nostro Paese, con l’arroganza di chi intende offuscare o ignorare la storia e le radici sturziane e degasperiane.
Nel 1919 l’Italia era in ginocchio, stretta nella morsa della crisi e della povertà, si usciva da una guerra e in quella visione economico-sociale c’é stata la nascita di una grande speranza. È una visione che ha offerto al nostro paese la possibilità di riscatto e di crescita, chiamando tutte le energie migliori a cooperare per obiettivi di giustizia, per obiettivi di equità, per obiettivi di libertà. Anche se sotto aspetti diversi, stiamo vivendo un momento difficile, un momento difficile della storia del nostro Paese, difficile e di grande e spesso motivata sfiducia nei partiti , nella politica e nelle istituzioni.
Don Sturzo diceva che la vera rivoluzione è spirituale ed è riuscire a combattere il prevalere della ingiustizia e dell’egoismo, che sono le cause prime degli errori, non solo nelle nostre vite personali, ma anche nella vita sociale, politica, e non è il caso che richiami, come in questo caso, le ripercussioni gravi ricadano nella vita di tutti. Ora, io credo, colleghi, che la democrazia non possa alimentarsi, come sta facendo, di autosufficienza, di autoreferenzialità, di autocelebrazione. La politica richiede una grande, una grande coscienza sociale. Anche in questa città, nella nostra Bologna in cui sei mesi dopo nacque con il suo primo congresso del 1 giugno, il Partito Popolare Italiano che elesse proprio come Segretario Don Luigi Sturzo, alla luce della crisi morale ed economica, nonché della sempre più evidente emergenza educativa , si avverte, l’esigenza di un riformismo di matrice cristiana, laicamente ancorato alla centralità della persona ed al rispetto della sua dignità. Non a caso l’appello al Te Deum di quest’anno del nostro Cardinale va in questa direzione e speriamo che da parte di tutti non se ne perda l’orizzonte.
Tags: appello, liberi e forti, Sturzo