Intervento in Consiglio del 3/11/2008: Commemorazione del 1° anniversario della morte di Don Benzi e del 60° di Giuseppe Fanin
Posted by redazione on November 3rd, 2008Grazie Presidente. Mi fa piacere che sia in aula il signor Sindaco perché credo che sia importante, ma non solo per una celebrazione rituale, ma per un momento Di riflessione significativa e importante, ricordare che domani ricorre il sessantesimo anniversario dell’uccisione di Giuseppe Fanin.
Vero martire del lavoro e della libertà, una vittima, così come ha ricordato in una manifestazione ieri nella sua San Giovanni in Persiceto, il Cardinale Caffarra, vittima del disegno umano che pensava di edificare una società di uguali con l’uccisione di innocenti.
Giuseppe Fanin, il giovane Giuseppe Fanin aveva a cuore la persona, la sua dignità, il valore delle relazioni e del rispetto degli altri, il rifiuto della violenza.
Mi pare che fosse una sorte di precursore della necessità di quella pacificazione sociale che in parte ancora oggi è incompiuta, ma che progressivamente sta prendente corpo, fortunatamente, anche in quelle campagne persicetane e nel nostro Paese in genere, ma anche in quelle campagne persicetane che hanno visto la terra rossarsi del sangue di tanti martiri sotto la violenza di una lacerazione del tessuto sociale.
Era una violenza di matrice politica di cui Fanin era perfettamente consapevole, senza per questo esitare ad accentuare il suo impegno nella coerenza delle sue idee, e di quella che a me piace definire preziosa laicità cristiana.
Allora i sindacalisti bianchi erano considerati servi schiocchi, e la mediazione e il dialogo era collaborazionismo.
Noi non dobbiamo dimenticare quell’impegno, perché è un impegno, come quello di tanti altri uomini, che ha impedito e contrastato quella disumana devastazione della dignità dell’uomo, che hanno purtroppo lungamente conosciuto i Paesi comunisti.
La mitezza di Fanin, una mitezza fatta di forza delle idee e obiettivi di dignità e di democrazia mi porta alla mente altre persone, che sono cadute sotto la violenza di chi continua a non voler comprendere l’agire di chi vuole promuovere effettiva dignità umana, e non declamare l’utopia di un’impossibile uguaglianza.
Il lavoro è una delle dimensioni basilari della dignità dell’uomo, ed è per questo che penso a Marco Biagi a moderno martire del lavoro e della libertà, ma penso anche a Don Benzi, di cui è ricorso ieri, Don Benzi è morto il 2 di novembre, ed è quindi il primo anniversario della sua morte.
A me pare di poter dire che vi è una vocazione sociale, un filo forte che unisce questi uomini così diversi e anche proprio storicamente così lontani tra di loro, ed è appunto una vocazione sociale che li ha indotti ad impegnarsi in un’instancabile servizio alla persona con determinazione, tenacia, e al tempo stesso umiltà.
In tutti questi uomini … di una testimonianza di uomini, come dicevo, miti, ma forti e scomodi, per la lungimiranza delle idee, per il coraggio di parlare alle coscienze, per la capacità di resistere a provocazioni. Uomini pacati, ma con determinazione positivamente rivoluzionaria.
Io ricordo che l’anno scorso in quest’aula abbiamo votato un ordine del giorno unanimemente, per intitolare a Don Benzi a ricordo, e non so se ha avuto seguito. Però come l’ho detto allora, lo dico anche oggi, ciò che conta non è tanto intitolare delle strade, ben venga, ma ciò che conta di più è promuovere in molteplici modi la memoria e insieme i valori che hanno motivato l’agire di queste persone, che sotto abiti diversi, quelli di un giovane sindacalista, quello di un meno giovane, ma ancora giovane giuslavorista della nostra città, quello della tonaca consunta di un anziano, ma così giovane sacerdote, hanno tutti saputo porre con risolutezza e con grande generosità, pietre indelebili per una società più giusta. Sono uomini che ci hanno lasciato una grande eredità, che dobbiamo saper conservare, e se è possibile, proprio in quell’opera di pacificazione e di reciprocità nel rispetto, dobbiamo cercare di far crescere.
L’ho detto l’anno scorso, ma lo voglio ricordare ancora, una frase che mi ha colpito e che non dimenticherò mai, assistendo alla cerimonia funebre di Don Benzi, un giovane ragazzo nel partecipare alla preghiera ha detto: eravamo individui nella feccia, il Don ci ha reso uomini nella società.
Ecco, io penso che soprattutto per noi che abbiamo responsabilità istituzionali, è importante l’impegno per liberarci e per liberare tutti dalle moderne schiavitù, e per aiutare tutti a diventare delle persone.
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