Discussione O.d.g. n. 200 sulla introduzione della preferenza nell’attuale legge elettorale e mantenimento della possibilità di scelta dei parlamentari europei
Posted by redazione on November 3rd, 2008
(AGGIUNTA LA FIRMA DELLA CONSIGLIERA DELLA QUADRI )
3/11/2008
Grazie Presidente. Io sono convinta - e non lo sono da oggi - che dopo anni di democrazia incompiuta per la presenza di un forte Partito Comunista nel nostro paese, siamo passati circa dodici anni fa con una acrobazia maggioritaria di tipo radicale ad una democrazia che io ormai definisco pasticciata e che, oltretutto, rischia di inficiare la democrazia rappresentativa cioè quella che stabilisce che la sovranità della nostra Repubblica appartiene agli italiani.
I nostri costituenti non a caso hanno adottato la parola “Appartiene” perché hanno voluto sottolineare che non può e non deve essere separata la sovranità dalla volontà popolare.
Noi dobbiamo assolutamente evitare che questa importante conquista costituzionale vada dispersa e, quindi, è importante tutto ciò che avvicina le decisioni agli elettori e invece è assolutamente da evitare tutto ciò che li allontana e li rende sempre più estranei alla politica e alle istituzioni.
Sono tante le ragioni, alcune le ha affrontate anche prima il collega Lonardo e anche quella della riforma dei sistemi elettorali è e sta in questo ambito.
Il testo di legge di riforma elettorale per le elezioni europee, in alcune parti avvicina agli elettori, penso ad esempio alla parte che ridimensiona le circoscrizioni che sono così troppo ampie, troppo vaste, però li mortifica soprattutto eliminando il meccanismo della preferenza.
Questo non è rispettoso della democrazia rappresentativa e credo costituisca il rafforzamento di quella camicia di forza che esercita la costrizione della democrazia spingendola e circoscrivendola subordinandola a un finto bipartitismo che non è positivo per una democrazia compiuta e capace quindi di proporre al paese, agli italiani, una effettiva possibilità di alternanza credibile.
Si vuole capitalizzare sul piano istituzionale la semplificazione operata nelle ultime elezioni politiche. Non sono parole mie. Lo ha detto il relatore della legge al Parlamento alla Camera in Commissione Affari Istituzionali.
È proprio questo che mi preoccupa e non poco.
Togliere la preferenza, anche per le elezioni del Parlamento europeo, stride con il fatto che lo stesso ha dettato principi a favore della legge elettorale dei paesi membri di tipo proporzionale anche se i paesi membri hanno una storia e una cultura di tipo maggioritario e con collegi uninominali , proprio per favorire la rappresentanza più ampia della partecipazione popolare. E non solo, ha incoraggiato l’introduzione del voto di preferenza da parte dei paesi che non ce l’avevano e che sono estranei a questa cultura. Noi invece l’avevamo e la spazziamo via!
C’è una situazione di grande incoerenza in tutto questo, che mi pare calpesti un principio che trovo debba essere sempre valido e che lo è molto di più e più forte, quando si ragiona in piccoli collegi, in piccoli territori, ma che deve restare universalmente valido.
Se si tolgono le preferenze nella legge regionale, ecco che piovono dichiarazioni di fuoco dalla minoranza ma quando quelle stesse minoranze diventano forza di governo e le tolgono in altri sistemi, la situazione si inverte.
E allora tutto questo non è credibile, tutto questo getta nel paese un nuovo forte elemento di preoccupazione verso una coerenza che, invece, noi dobbiamo cercare di ripristinare.
Troppe volte, colleghi, si sono cambiate le regole o a pochi mesi dal voto o senza condividerle, anche regole costituzionali; penso alla riforma del titolo quinto operata dal centrosinistra, penso che è stata approvata con una maggioranza pari a quella di un numero di parlamentari che bastava per una partita a carte. Penso anche alle altre riforme successive.
Noi dobbiamo finire con questo circuito, che getta il paese in una grande confusione, in una grande situazione di vera e propria angoscia. Dobbiamo superare l’autosufficienza, dobbiamo superare le prove muscolari.
Credo che questo debba portarci ad essere molto riflessivi e cercare di condividere in modo da poter dare un impulso anche a tutti i parlamentari in aula, da qui al periodo che ci separa dalla votazione definitiva, per fare capire che dal paese giungono dei segnali trasversali di grande preoccupazione nei confronti di uno scippo delle prerogative costituzionali dei cittadini.
Le liste bloccate portano ad un Parlamento di nominati e ripescati, non ad un Parlamento di eletti. E l’unica garanzia che darebbero, sarebbe quella di gestire con il bilancino degli accordi notarili che sono alla base dell’evoluzione bipartitica, così negativa, che ha ingessato il paese.
Se noi faremo sentire la nostra voce - lo dicevo anche prima - sarà una cosa importante, anche perché è vero che in molti paesi europei non ci sono le preferenze, ma quello italiano è un caso del tutto specifico - che, torno a ripeterlo - nel tentativo di attualizzare la legge e modernizzarla, ha portato ad una situazione che credo debba essere rivista.
Anche l’appello del Presidente della Repubblica non deve cadere nel vuoto e va ricordato che le regole per essere durature vanno scritte insieme e sulla base del principio di legame diretto tra gli elettori e i territori rappresentati.
Il pluralismo politico nelle sue espressioni significative non deve essere compromesso e vanno assolutamente ricercate le condizioni per evitare gli eccessi di frammentazione dei governi e, nel caso delle europee, l’eccesso di frammentazione della rappresentanza italiana nell’ assemblea di Strasburgo. Però credo che la leva la debbano avere in mano gli elettori, e non è impossibile ma assolutamente possibile.
Se pensiamo che la legge proporzionale favorisce la frammentazione, ci rendiamo conto che così non è perché i ventisette stati membri dell’Unione Europea fanno parte di due grandi famiglie: il Partito Popolare Europeo e il Partito Socialista Europeo. E questo dimostra che la frammentazione o la semplificazione non dipendono solo dalle regole elettorali ma soprattutto dalla capacità politica degli elettori e dalla capacità delle forze politiche di farsi proponenti di progetti politici alternativi su cui poi gli elettori misurano il grado di condivisione di quel Governo.
Quindi l’auspicio è che questo ordine del giorno, che nel dispositivo chiede due cose: da una parte che venga mantenuta la possibilità per i cittadini di esprimere alle elezioni europee con la preferenza la scelta dei propri parlamentari, e dall’altra di reintrodurre la preferenza nella Camera dei Deputati venga approvato. Il testo originario citava genericamente il Parlamento italiano, ma poiché nel dibattito in Commissione invece è stato osservato che è tradizione che al Senato essendo collegi ristretti questo non avvenga, il testo - lo dico alla Presidenza e alla Segreteria - il testo è stato emendato in Commissione e quindi il testo che viene sottoposto alla votazione del Consiglio, che però non ho visto distribuito, fa riferimento alla attuale legge elettorale per la Camera dei Deputati.
Quindi solo per la Camera dei Deputati. Grazie.
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